-Presenza umana dal Paleolitico all’età Romana

 

I reperti archeologici emersi negli ultimi decenni testimoniano l’antichissima presenza umana nel Comune di Sovramonte. Gli scavi archeologici hanno accertato che il M. Avena è stato frequentato dall’uomo in quattro diversi momenti: la prima presenza risale alla fine del Paleolitico medio, attorno a circa 40.000 anni fa con la testimonianza di alcuni manufatti, una seconda frequentazione più intensa attorno ai 35.000/30.000 anni con una maggior presenza di manufatti legata forse allo sfruttamento della vena di selce affiorante, la terza è di circa 15.000/10.000 anni fa. Le testimonianze più numerose, e la cui reperibilità è estesa a quasi tutta la sommità del Monte Avena, sono databili alla preistoria recente, tra il tardo Mesolitico e l’Età del Bronzo (VI-II millen-nio a.C.).  Nel maggio del 1987 furono individuate tracce di frequentazione in un riparo sotto roccia, lungo la strada statale n. 50 del Passo Rolle, in località Val Rosna. La pulizia del sito e gli scavi iniziarono nel maggio del 1988, e rivelarono la sepoltura in posizione supina di un maschio adulto di 25 anni, alto 170 cm, riferito al tipo di Cro Magnon. La datazione è fatta risalire a 14.000 anni circa dal presente, e si rivelò da subito particolare ed importante. Il corredo del sepolto, che si è ipotizzato fosse un cacciatore dell’epigravettiano, trasferitosi con altri compagni sulle montagne per cacciare, consisteva in sei oggetti probabilmente contenuti in un piccolo sacchetto e posti lungo l’avambraccio sinistro disteso lungo i fianchi: una punta d’osso decorata con due serie di tacche, una lama ed un nucleo di selce, un coltello a dorso, un ciottolo di calcare, un grumo di propoli ed ocra. La particolarità e l’importanza della sepoltura sono legate alla presenza di reperti litici decorati, posti a copertura della salma, che fanno ipotizzare una specifica volontà dei compagni cacciatori ad una arcaica forma di “culto” per i morti.  Nel Sovramontino sono state segnalate diverse testimonianze della cultura Neolitica e Eneolitica (4.500-1.800 a.C.), sul Colle di San Giorgio a Sorriva, si trovava un vero e proprio castelliere.

Le prime popolazioni stanziali ed organizzate si formarono a partire dal V secolo a.C, quando fecero comparsa gruppi di Reti provenienti dal Trentino, questi abitavano in piccoli villaggi arroccati sulle alture formati da minuscole case in legno parzialmente interrate.

Il lento processo di romanizzazione del territorio iniziò con la fondazione di Aquileia nel 181 a.C.: le popolazioni locali ricevettero la cittadinanza romana nel 49 a.C., quando Feltria divenne un potente Municipium romano, sotto la cui amministrazione ricadeva anche l’altopiano. I romani si preoccuparono soprattutto di curare la viabilità preesistente, ampliandola e rendendola più efficiente: per Aune, Servo, Sorriva passava infatti uno dei probabili tracciati della Claudia Augusta Altinate, strada militare aperta intorno al 15 a.C.. Una diramazione della stessa toccava anche l’abitato di Zorzoi e proseguiva per la conca del Primiero. Nel 1574, presso i ruderi del castello medievale del capoluogo Servo, il cui toponimo è di origine romana, fu ritrovata una statua di bronzo di squisita fattura ritenuta di Antinoo. Diverse monete romane sono state rinvenute nel sito del Castello dello Schener e sull’Avena, mentre resti di tombe con corredo furono in più occasioni dissotterrate ai Piazzoni (1896-1976). In località Murada di Servo, durante i lavori di allargamento stradale del 1957, fu trovata un’urna cineraria in travertino contenente monete del IV secolo e presso le rovine del Castello (XIX Sec.), una tomba ad inumazione con corredo, oltre a monete e vari frammenti di armi.

Il Cristianesimo, si diffuse tardi e lentamente nel Sovramontino, come nella maggior parte degli ambiti montani. Una cappella sorse sul colle di San Giorgio tra il VII e l’VIII Sec., mentre la prima Pieve fu eretta nel secolo successivo.

 

Castelli e comunità in Età Medievale

Sui siti delle antiche torri di avvistamento romane ed in altri luoghi strategici sorsero in epoca altomedievale (a partire dalla dominazione longobarda) diversi castelli innalzati da famiglie locali per il controllo del territorio: Aune, Faller, Servo, Valvarosna (o Valrosna) e una torre a Sorriva.

La famiglia più importante del territorio, i Fallero,erano originari proprio di Faller.

Feudatari dell’imperatore, dopo la sconfitta della fazione ghibellina, nel 1257, caddero in disgrazia e per un certo periodo furono costretti all’esilio. In epoca medievale (dall’XI secolo) andò affermandosi la struttura organizzativa religiosa della Pieve che faceva capo alla chiesa matrice di Servo. Sul piano civile dal XII secolo compare una forma embrionale di Comune. La vita economica e sociale dei villaggi era stabilita dalle Regole, diffuse prima per forma orale e poi scritta: la prima stesura per i villaggi di Servo, Sorriva e Zorzoi (documentata dal 1395) risale al 1440 circa. Analogamente esistevano delle regole per Aune-Salzen (notizie dal 1549) e Faller (1557), comunità a se stanti ma ricadenti nella giurisdizione ecclesiastica della Pieve. Nel 1404 Sovramonte, come tutto il Feltrino, passò sotto le insegne della Repubblica di Venezia, ma questo provocò una notevole resistenza da parte dei villaggi di Servo, Fonzaso, Arsiè e Lamon, gelosi delle loro autonomie. Fu stipulata una tregua il 14 febbraio 1420, dopo la quale la Serenissima approfittò per applicare la legge che obbligava la distruzione o la trasformazione ad usi civili di tutti i castelli. Fu demolito anche quello di Valrosna, ma nei pressi e in posizione più dominante venne poi eretto alla fine del secolo il fortilizio dello Schener, di vitale importanza perché posto, lungo la strada per il Primiero, ai confini con l’impero. Detto Castelnuovo in contrapposizione al Castelvecchio di Valrosna, era anche un utile presidio per la riscossione dei dazi e la lotta al contrabbando.

 

L’altopiano in età moderna e contemporanea

 

La Repubblica di Venezia mantenne fino alla sua caduta le forme di autogoverno delle Regole: nei vari villaggi gli zuràdi (giurati o consiglieri) erano coadiuvati dai decani (sorveglianti dei campi), dai saltàri (guardie boschive) e dai cercamainènte (addetti ai confini), e si occupavano della gestione dei beni comuni (boschi, pascoli legati alla monticazione) e dell’ordine pubblico. Nel 1511, durante la guerra cambraica, Servo venne saccheggiato ed incendiato al pari degli altri villaggi; anche il Castello dello Schener venne distrutto. Dopo questa parentesi di guerra, dal 1514 l’altopiano rimase sotto il dominio della Serenissima e la podestaria di Feltre fino al 1797. L’avvenimento che più di ogni altro segnò le comunità locali (Sorriva) in questo lasso di tempo per l’alto numero di morti fu l’epidemia di peste del 1631, favorita dalle condizioni di degrado e povertà. Caduta Venezia seguì per un breve periodo il governo napoleonico. Nel 1803 sorse il Comune di Servo, incluso nel Dipartimento della Piave e nel Distretto di Fonzaso. I singoli villaggi, perdendo parte della loro autonomia, continuarono ad amministrarsi sentieri, mulattiere e fontane anche nel periodo di amministrazione austriaca. Nell’estate del 1836 l’intero territorio fu scosso da una grave epidemia di colera che mieté centinaia di vittime. Con l’annessione al Regno d’Italia (1866) si ebbe l’attuale denominazione di Comune di Sovramonte formalmente sancito il 20 novembre 1881 e dotato dal 1883 di proprio stemma. A questi anni risale l’edificio del Municipio, ampliato nelle forme attuali nel 1914. Di conseguenza furono ridotte ulteriormente le autonomie, limitate ora all’elezione per ogni villaggio dei propri rappresentati in consiglio e alla presentazione di bilanci separati. Con il regime podestarile dal 1926 anche questi ultimi vennero unificati, e dal 1974 con il nuovo sistema elettorale è stata abolita la votazione frazionale. Importanti iniziative per il sostegno della debole economia locale vennero concepite verso la fine dell’Ottocento, con l’intenzione di arginare la massiccia emigrazione di giovani in cerca di lavoro. L’Arciprete di Servo, don Federico Fiorenza, nel 1883 fondò in tutte le frazioni del Comune le prime casse rurali del feltrino, mentre tre anni prima lo stesso aveva promosso la nascita delle 40 latterie sociali turnarie. Con la costruzione della nuova strada per il Primiero (1882) cessò del tutto quell’intenso traffico commerciale che per secoli era passato per Servo e Zorzoi. Nel 1892 venne quindi realizzata la via che collega Sorriva a Ponte Oltra. Data la posizione strategica del Sovramontino, a confine con l’impero asburgico, alle porte della prima guerra mondiale furono approntate delle opere militare con postazioni per batterie e trinceramenti allo Schener, sul Monte Avena e sul Passo del Pavione. Nonostante i notevoli sforzi bellici italiani e la valorosa quanto inutile resistenza sull’Avena, tra il novembre del 1917 e l’ottobre del 1918 il feltrino cadde sotto l’occupazione austriaca, periodo ancora oggi ricordato come l’anno della fame. Dopo il faticoso dopoguerra che si concluse con la parentesi fascista e la seconda guerra mondiale, tra il 1943 ed il 1945 la Provincia venne annessa al terzo Reich. Pur intimando con la forza l’arruolamento degli uomini, molti giovani Sovramontini disertarono dandosi alla macchia ed alla resistenza. Nel luglio del ‘44 nacque in Pietena la Brigata partigiana Gramsci. Sulle montagne Sovramontine la resistenza partigiana all’occupante aveva assunto toni epici, questo comportò durissime rappresaglie contro la popolazione. L’11 agosto, dopo essere saliti sulle Vette con l’intento di debellare la resistenza, i tedeschi incendiarono Aune, bruciando 154 case.

I Sovramontini tuttavia non rinnegarono gli ideali di libertà e nascosero fino al termine della guerra diversi soldati alleati nelle proprie case.

 

 

 

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